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Essere un copywriter in due parole

Quante volte si sente la copywriter legata al mondo del web senza sapere esattamente il significato del termine? Io sono un po’ stufa di sentirla come se fosse in sconto al supermercato.
La utilizza la mamma diventata blogger dopo due mesi di post che sono andati alle stelle. La utilizza chi scrive per un giornale online. Essere un copywriter è più difficile di quanto sembra e, ok, lo capisco che è una parola chic – quasi magica – e utilizzabile per darsi un tono.

Essere un copywriter è diverso da pubblicare post su un blog aziendale e curare i contenuti di una rivista online. Nessuna denigrazione o critica verso chi lo fa, eh. Il punto è che ci sono talmente tante professioni che è bello chiamarle con il loro nome. C’è il web writer, il redattore online, il pubblicista digitale, l’esperto di SEO e scrittura persuasiva; c’è lo scrittore e il ghostwriter. E c’è anche il copywriter.

Oltre alla confusione su questa figura professionale, c’è un altro problema. Ci sono ancora tante persone che sottovalutano il mestiere e non pensano sia un lavoro a tutti gli effetti. C’è ancora chi a sentir la parola copywriter sgrana gli occhi con fare incredulo e lievemente superbo; chi un po’ confuso distoglie lo sguardo perché non ha la minima idea di che cosa voglia dire questa “strana” parola.

Che cosa sarà mai un copywriter? Sarà forse un’entità astratta, un hobby per pochi, una stregoneria delle nuove tecnologie? Far capire che il copywriter è una figura professionale che lavora a tutti gli effetti, si mantiene una partita Iva e paga le tasse, in alcuni contesti è un’utopia.
Sono sarcastica di proposito perché anche se negli anni si sono compiuti passi avanti, e si è più informati sui lavori creativi, ci sono ancora tante persone che hanno bisogno di chiarezza e parlare di questo argomento non può che fare bene.

Ho deciso di raccontare a chi ancora non lo conosce questo mondo con poche parole, due per l’esattezza, due parole semplici ma efficaci che possono farti capire che cosa significa fare il copywriter, come svolge questa professione e anche perché.
Ecco le mie due parole, vediamo se sono uguali a quelle che sceglieresti tu per parlare di questa professione.

Fare il copywriter è vivere di empatia

Il copywriter deve essere come una spogliarellista in empatia totale con lo stato d’animo immediato del suo pubblico.
Marshall McLuhan

Il copywriter diventa un’unica entità con il cliente, mescola con lui i pensieri per creare una strategia comunicativa che raggiunga gli obiettivi di entrambi. Ma non solo. Chi scrive ha la particolare capacità di andare oltre, di vedere “dentro l’invisibile” e per me la parola empatia in questo lavoro non riguarda soltanto il rapporto con il pubblico.
Chi scrive ha una particolare affinità con le parole, si innamora di quelle più difficili, le corteggia senza stancarsi per poi farle “cadere” nella sua trappola rendendole sue e mescolandole dentro ai testi che diventano storie.  Le conquista e le rende belle ma anche magicamente semplici agli occhi del lettore.

Con le parole il copywriter diventa una coppia per la vita, le sposa per la loro bellezza e per la capacità di cambiare più volte restando sempre e comunque speciali.

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Fare il copywriter è vivere di immaginazione

I  clienti non sanno quello che vogliono finché non glielo abbiamo mostrato noi.
Steve Jobs

Il copywriter è tante cose: studia, racconta, scrive, entra nella vita degli altri. Come si fa a riassumere la sua attività in un’unica parola che lo rappresenti e lo descriva a chi non conosce bene questo lavoro? Eppure io una parola che faccia tutto questo insieme ce l’ho. Il copywriter è  ……… immaginazione. Mi piace questa parola perché richiama tutte le caratteristiche che deve avere chi è capace di scrivere in ottica persuasiva. Immaginare per un copy significa avere un impegno quotidiano per allenare la sua capacità di immaginare e trasmettere a chi legge messaggi comunicativi ed emozioni.

Per immaginare deve avere costanza giorno dopo giorno, che lo porta a stimolare la creatività e le parole. Deve avere quella flessibilità mentale che lo porta a smettere di fare i piatti se mentre lava una pentola gli viene l’illuminazione della giornata, ma anche la flessibilità mentale di partire da un’idea e rivisitarla più e più volte senza mai stancarsi di farlo, cancellare in un solo “battito di polpastrello” tutto il lavoro di ore, ascoltare i propri istinti.

Per immaginare deve poi avere un’ottima capacità di osservazione e vedere ogni momento della giornata come un barlume per la prossima idea.
Il copywriter osserva, registra, socializza. Se si trova tra la gente trascrive nuovo  materiale in testa, ascolta i pensieri degli altri. Chiacchiera. Comunica.
Immaginare per chi lavora con le parole è avere la curiosità di un bambino di un anno che scopre per la prima volta la vita, quella in cui smette di gattonare e procede impavido da solo. Essere un  copywriter significa essere curioso e insaziabile, alimentare il suo desiderio di sapere per renderlo un motore che quando va su di giri gli porta le idee più belle.

In conclusione

Un copywriter è due parole: empatia e immaginazione.  O almeno, questa è la visione del mio lavoro.
E tu come descriveresti il lavoro del copy? Quante parole useresti e quali?
Parliamone.

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Mi chiamo Eleonora Usai e sono una copywriter freelance. Vivo di parole e libri, pasticcio su moleskine e planner ogni attimo di vita. E scrivo per sorridere.

Eleonora Usai
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