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L’arte di raccontare storie con un post blog

A me le storie piacciono un sacco. Quelle degli altri, non le mie. Quelle in cui mi dimentico che devo portare mio figlio alla ludoteca ed è tardi; che ho fretta, dovrei controllare l’agenda e iniziare a lavorare.
Mi piacciono le storie di prima mattina, appena sveglia, mentre mangio latte e biscotti.
Con una mano scorro il telefono e leggo tutto quello che ha da dirmi la storia di oggi. Con l’altra inzuppo i biscotti, sempre con il solito gesto, metodica da una vita. In quel momento, ogni mattina, con Francesco da svegliare altrimenti dormirebbe fino alle dieci, con i clienti da sentire e un marito con cui parlare, io leggo storie.

leggere e raccontare storie di prima mattina

Ci sono io e loro, le parole che mi restano dentro e che mi porto a spasso per tutta la giornata, anche quando sono felice e non avrei bisogno di conforto o sicurezze.

Seleziono sempre di più, leggo solo le parole che mi lasciano veramente qualcosa, in cui il saper raccontare una storia è come rubare un’emozione da tenere per me. Ed è solo in questa coccola quotidiana che dimentico doveri e impegni, tutte le responsabilità a cui dovrei pensare.

Perché tra strategie di blogging e tecniche SEO è sempre più difficile imbattermi in racconti sinceri. Le operazioni di marketing spostano l’attenzione sulla bellezza dell’arte di raccontare storie, quell’arte che ho sempre amato perché capace di regalare nuovi mondi e magie. Diventa un caffè già zuccherato, un film dal finale poco scontato, un innamoramento da colpo di fulmine. Ti arriva dentro, il testo scorre senza bisogno di essere scannerizzato e tu per un attimo dimentichi keyword e trucchi del mestiere da copywriter, studi di settore e  tecnicismi che rompono le parole.

Le bellezze di un post blog che racconta

In quest’estate ricca di letture per copywriter, in cui ho messo da parte la mia passione per i romanzi per studiare un po’, ho letto due libri ricchi di spunti di riflessione, Consigli a un giovane scrittore di Vincenzo Cerami e Scripta Volant di Paolo Iabichino.
Proprio su Scripta Volant, una delle frasi che mi ha colpito di più spiega che

Se dai verità, ottieni fiducia.

Questa frase chiarisce bene il mio pensiero sull’arte di raccontare storie con un post blog. Una storia non riempie solo silenzi, ma è fatta anche per dare verità, per aiutare il lettore a immedesimarsi, sentirsi meno solo e più pieno.
C’è bisogno di entrare dentro le persone, di scrivere un blog aziendale non solo per convertire dal punto di vista economico, ma per creare legami ed emozioni. L’arte del racconto, di cui si sente parlare sempre più spesso insieme al termine troppo abusato dello storytelling,  non deve ingannare né pensare a stupire. Deve:

  • offrire verità
  • mostrare qualcosa di chi scrive
  • appassionare chi legge senza annoiare
  • evitare di falsare la realtà

Perché dietro le parole si nasconde sempre un po’ della tua personalità, sta a te decidere come e cosa far leggere di te. Il segreto, secondo me, è valutare quanto mettersi a nudo e spogliarsi delle proprie emozioni, quanto condividere con chi legge ciò che hai voglia di lasciare andare. E qui il corporate storytelling c’entra poco: conta la tua anima di blogger o copywriter, quello che hai dentro di te.

Che cosa amo dell’arte del racconto

Mi rendo conto che mi piace sentirmi libera, scrivere senza schemi mettendo in secondo piano ogni tecnicismo.  Mi piace pensare che saper raccontare significa questo: lasciar andare ogni emozione e condividerla con chi legge, dare al lettore un pochino di me, un attimo, un’idea, un consiglio, un’attenzione.
È come un regalo, quel patto profondo che stabilisci con ogni post e lettura quando segui un blog che ti piace per davvero. In quel momento hai voglia di conoscere chi sta dietro a uno schermo, di sbirciare i suoi profili social per comunicare con un nickname che diventa nome e cognome. Aspetti le sue pubblicazioni, leggi ogni settimana che cosa ha da dirti, ti senti partecipe di una crescita o di un cambiamento, dai un consiglio o in silenzio da casa rifletti sulle sue parole. Ti sembra di far parte di quella vita che poco conosci, ma di cui sei anche tu una parte.

2 esempi di corporate storytelling in cui raccontare significa dare

Ogni mattina, tra latte e biscotti, tra blogger e amici che seguo e di cui aspetto il prossimo aggiornamento di cui saziarmi, sbircio tra le novità di brand che hanno capito quanto sia importante sapersi raccontare dando ai lettori la verità che cercano.
Non è facile trovare tanti esempi, ma grazie a storyteller professionisti (quelli che lo sono per davvero, hai presente Cristiano Carriero vero?) ho la fortuna di conoscere progetti belli, che mi fanno amare questo lavoro.

Il progetto di Granoro mi piace perché è genuino, racconta con storie profonde le vite di tanti mangiatori di pasta, che fanno di un primo piatto un ricordo, un’emozione, un rimpianto. Ogni racconto è come scavare dentro un percorso di vita, sentire più vicino o conoscere per la prima volta chi parla. È chiedersi se anche tu hai provato le stesse sensazioni. Le storie fanno parte di Granoro Dedicato e Granoro Cuore Mio.
Vi invito a leggere entrambi i blog: parlano da soli.

Anche Manjoo fa parte dei food blog. È una piattaforma per gli amanti del cibo che hanno voglia di sperimentare sempre nuove ricette. I post blog raccontano storie più romantiche (foodlovestories) o quelle più orientate al cibo in senso più generico. Sono storie che legano i protagonisti al loro amore per gli alimenti e ci ricordano quanto un cibo possa unire, far litigare, rendere speciali i rapporti.
Manjoo mi piace perché ti fa perdere nel suo mondo con semplicità, non forza le cose, condividere blog post veri.

Sono solo due esempi, ma purtroppo sto ancora cercando altri progetti da leggere e di cui innamorarmi. Voi ne conoscete qualcuno che volete condividere con me?

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Mi chiamo Eleonora Usai e sono una copywriter freelance. Vivo di parole e libri, pasticcio su moleskine e planner ogni attimo di vita. E scrivo per sorridere.

Eleonora Usai
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Sorry. No data so far.

Leggi la mia intervista a cura di Vincenzo Abate cliccando sull'immagine.
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