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Perché ho deciso di diventare una copywriter

Perché ho deciso di essere una copywriter? È una domanda che non mi sono mai fatta fino a ieri.

Un cliente a cui gestisco il blog mi ha inviato un suo testo per fare l’editing e pubblicarlo come contenuto extra. Raccontava le motivazioni che l’hanno spinto scegliere quel lavoro. Oltre a essere sorpresa della sua richiesta ho riflettuto su una cosa. Mi piace raccontare il percorso che lega i clienti alla loro professione, rendo partecipi i lettori del cammino che li ha spinti a intraprendere un percorso imprenditoriale rispetto ad un altro, ma su di me non lo faccio.

Non ho mai parlato qui sul blog di copywriter4you del perché io sia una copywriter e il motivo è che non mi sono mai posta la domanda su questa scelta. Ecco perché voglio farlo ora. Per analizzare insieme a voi il motivo per cui sono qui a scrivere anche su questo blog di questo mondo.

Alle elementari avevo una maestra preferita che mi ha insegnato la maggior parte delle cose che conosco ora, una tra tutte, la possibilità di descrivere in mille modi diversi un oggetto, una persona, qualsiasi cosa animata e non. I suoi cinque testi liberi giornalieri ti obbligavano ad approfondire un argomento e soprattutto a raccontarlo secondo la tua visione. È stata lei a parlarmi di pubblicità per la prima volta raccontando l’idea di mito del maggiordomo della Ferrero Rocher. Mi vedo ancora in quel banco, timida e affascinata, vogliosa di capire meglio i pensieri di una maestra speciale che se indovinavi un verbo ti faceva indossare la sua pelliccia o ti regalava una menthos alla frutta.

La passione per la pubblicità e il marketing me la sono portata dietro da quei tempi lontani. Ero incuriosita dalle parole e dalla loro magia e trascorrevo le giornate utilizzandole.

Le mie scelte di vita sono sempre state indirizzate su quel filone e quando dopo cinque anni di superiori in un istituto che non mi piaceva ho avuto la possibilità di iscrivermi all’università non ho avuto dubbi: o scienze della comunicazione o niente. Ho lottato per le mie idee e sono riuscita nell’intento andando contro chi non credeva che una facoltà appena nata a Sassari potesse dare sbocchi di lavoro, sapendo bene che lo scetticismo dei più sarebbe stato uno schiaffo senza mano quando avrei realizzato i miei sogni.

All’università si parlava molto di giornalismo, si studiavano le tecniche della carta stampata con esami specifici per un settore che non faceva per me. Si trattava sempre di scrivere e lo facevo con molta felicità ma se qualcuno me lo chiedeva rispondevo che non volevo diventare giornalista. C’erano altri aspetti che mi stuzzicavano e gli esami sulla comunicazione multimediale, i seminari formativi e l’ideazione di progetti creativi tiravano fuori la me delle elementari, quella che si innamorava di un claim.

Un concorso alla Bocconi che mi ha fatto arrivare in finale come unica rappresentante di un’università non milanese e altri piccoli traguardi mi hanno dato l’input per iniziare a percorrere la strada del copywriter. L’ho fatto in punta di piedi, mitizzando un settore di cui pensavo non poter far parte. Come fanno i più timorosi ho accettato di fare una strana gavetta arrancando su ogni cosa mi capitasse per sperimentare e trovare la mia strada. Ho scritto per più di un anno articoli giornalistici, parlato di arte in testate settoriali, scoperto la bellezza della creatività di un copy.

La certezza di non voler fare la giornalista si è concretizzata sempre di più (anche se mia madre è convinta che io lo sia perché non sa pronunciare la parola copywriter) e così dopo mille e più curriculum inviati sono stata scelta.
Mi è stata data fiducia.
E ho imparato tanto.

Ho scoperto che oltre alle basi universitarie per essere un copywriter devi crescere ogni giorno con le parole che scrivi, devi avviare una sfida con te stessa. Non avere nessun orario e interrompere qualsiasi cosa stai facendo per appuntare un pensiero lampo. Spingere con le lettere la tua parte più creativa fatta di visioni e bellezze, di immaginazione e conoscenza.

Sono ritornata indietro a quando in quell’aula la maestra mi parlava di Ambrogio e Ferrero rocher e ho capito che tutto è partito da quella lezione, da quella linfa di vita che solo un grande comunicatore come era lei poteva darmi.

Ecco perché ho scelto di diventare una copywriter. Per unire alle parole la piacevole scoperta dell’immaginazione che crea sogni in chi legge e gli insegna tra le righe che se tu lo vuoi tutto è possibile.

E tu come e quando hai scelto di essere quello che sei ora? Come hai capito che cosa volevi fare da grande? Parliamone insieme in un commento.

Foto © G. M – Mondo_Photo

Mi chiamo Eleonora Usai e sono una copywriter freelance. Vivo di parole e libri, pasticcio su moleskine e planner ogni attimo di vita. E scrivo per sorridere.

Commenti

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    Ciao Eleonora, è strano come nella vita ci siano attimi che rimangono impressi e condizioneranno tutte le scelte future. Io volevo fare giornalismo, però mi sono iscritta a Sociologia. Adesso per strani eventi dopo un corso di editoria mi ritrovo ad essere una copy alle prime armi e con qualche difficoltà. Per quel che mi riguarda il mio primo ricordo sul “voglio lavorare nella pubblicità” è stato per colpa di “scusa ma ti chiamo amore” (metterei una bella faccina imbarazzata..)
    Scrivo per blog da 5 anni ma sono scritture tooootalmente differenti. Non riesco a staccarmi però dal ramo editoriale tanto che ho fondato un blog (non so se posso inserire il nome, si chiama Parole Incartate, se è fuori luogo cancella tranquillamente) che fortunatamente mi ha dato prova che la passione vera ha sempre dei risultati. Ho raccontato la mia storia anche al #CurriculumdelLettore, ho visto il banner di #adotta1blogger quindi sicuramente già sai di cosa sto parlando 🙂
    Mi ha fatto piacere leggere anche la tua esperienza a scienze della comunicazione, complimenti per l’ottimo lavoro. Ti leggo già da un po’ ma ti scrivo solo adesso…

    26 Maggio 2016
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    Ciao Eleonora, dopo un periodo di latitanza, eccomi tornata 🙂
    Ho già letto questo tuo post appena pubblicato, mi è arrivato l’aggiornamento via mail. Solo ora trovo il tempo di rispondere a questo interessante spunto di riflessione.

    Credo che ognuno deve, a un certo punto, farsi questa domanda. Giusto per chiarire almeno con se stesso perché ha intrapreso una determinata strada. Questo lavoro per me deve prendere “di pancia”, perché dopo un po’ altrimenti molli tutto. Personalmente non è una carriera che mi sono scelta nel senso proprio del termine. E’ stata l’evoluzione naturale di una predisposizione personale 🙂

    Bellissima la frase conclusiva del tuo articolo, già da sola, fa sognare!! Un abbraccio

    27 Maggio 2016

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