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Leggere Jacques Séguéla per avere consapevolezza dei propri limiti

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Ho conosciuto i libri di Jacques Séguéla nel 2006, quando il prof di tesi mi ha chiesto di leggere i suoi testi per farmi studiare il concetto di pubblicità mitica.  Ho conservato quei manuali con amore, cercando negli anni di non sciuparli e portandoli con me durante il trasferimento dalla Sardegna alla Sicilia.

Ai primi di agosto, mentre scrivevo per un cliente dell’amore per la danza e del perché coltivare le proprie passioni, mi è venuta voglia di leggere i libri di Séguéla. Sono andata nella libreria del soggiorno, ho preso in mano “Non dite a mia madre che faccio il pubblicitario… lei mi crede pianista in un bordello”. Ho deciso che avrei iniziato subito questo libro che mi ha fatto conoscere il potere del copywriting tradizionale, quello della pubblicità.

Pagina dopo pagina mi sono resa conto che del testo ricordavo poco. Ero giovane, inesperta e non avevo capito che volevo diventare copywriter. In quel 2006 ho letto Jacques Séguéla in preda dal panico da tesi, forse troppo in fretta, forse poco preparata.

Leggre Jacques Séguéla-Non dite a mia madre che faccio il pubblicitario

Questa volta ho riletto ogni parola con calma e attenzione. Ho preso ogni concetto che mi piaceva e l’ho aspirato come si fa con il fumo di una sigaretta. Ho sentito le parole dentro di me, metabolizzato ogni capitolo e – tra gli aspetti più belli di questa rilettura – ho riflettuto sul mio modo di lavorare in relazione ai pensieri di Séguéla.

Mentre leggevo sono tanti i momenti in cui ho pensato a quanto il lavoro del digital copywriter oggi sia sottovalutato, a quanto si sia perso di bello nel tempo. Troppa fuffa e confusione sul settore, poca competenza e improvvisazione alla ricerca di soldi facili per guadagnare online.

Riflettere tra le pagine di un manuale di copywriting

Leggere Jacques Séguéla per la seconda volta mi ha aiutato a rivalutare le certezze, anche se continuo a fare formazione per copywriter ogni anno e non mi reputo una freelance alle prime armi.
Non dite a mia madre che faccio il pubblicitario
è stata una lettura riflessiva. Nelle parole di Séguéla ho letto quel mix di passione, adrenalina e razionalità che serve a un professionista per fare il salto di qualità. La sua smania di emergere e arrivare in cima, la sua capacità di rischiare il tutto per tutto, di voler stare in prima fila, anche se inesperto, ha acceso una voglia matta di sfidare i miei limiti. Ha stuzzicato il desiderio di sperimentare e non vivere nella stabilità, che rende il lavoro di un copywriter piatto.

Leggere Jacques Séguéla ha aperto una porta che avevo chiuso, che poteva essere l’ingresso per scoprire meglio perché sono brava ma anche in che cosa ho bisogno di migliorare.

citazione Jacques Séguéla

Perché leggere Non dite a mia madre che faccio il pubblicitario

Se non hai ancora letto questo manuale del passato – sempre attuale per conoscere le tecniche di copywriting e di scrittura creativa  – corri a comprarlo per diversi motivi. I più importanti per me:

  • Trovare la forza di non lasciare andare i sogni, tenerli aggrappati al proprio percorso professionale e fare di tutto per realizzarli;
  • Conoscere i lavori che ha curato uno dei più grandi copywriter della storia, con spiegazioni su come è nato uno script radio e i ragionamenti segreti del suo team;
  • Imparare a osare, ad avere faccia tosta senza avere paura di toppare o di non essere competente;
  • Parlare con il cliente e conoscerlo in maniera approfondita, non solo attraverso un brief.

Ci sarebbero altri motivi per cui leggere Jacques Séguéla, primo fra tutti il suo amore per la pubblicità, così sviscerale e autentico. Per farti conoscere meglio il suo pensiero, ti lascio alcuni dei passaggi più belli del testo, ma ti avverto: ho sottolineato tanto e questa è solo una mia personale selezione.

Le citazioni più belle da Non dite a mia madre che faccio il pubblicitario

Il potere della pubblicità è di dare del talento ai consumi. Deve cancellare la noia dell’acquisto quotidiano rivestendo di sogno dei prodotti che, senza di lei, sarebbero solo quello che sono.

Le ferite che mi vengono dalla pubblicità non si rimarginano, le vittorie mi purificano. Sono un acrobata moderno, un funambolo del commercio, un saltimbanco del consumo ma mi sento tra le mani uno strumento diabolico, una macchina che fabbrica felicità.

Una vecchia regola del Kung Fu è trasformare i propri punti deboli in punti di forza. E siccome la pubblicità è un’arte marziale, noi avremmo fatto di Woolite la Rolls Royce dei detersivi, la star del bucato. Non avremmo parlato alle massaie del loro sporco, ma della loro bellezza. Avremmo abbandonato il “siate più pulite” per cantare soltanto un “siate più belle”. Al diavolo tutti i test comparativi e i vari nodi ai tovaglioli.
Addio, tristezza. Buongiorno, charme.

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Mi chiamo Eleonora Usai e sono una copywriter freelance. Vivo di parole e libri, pasticcio su moleskine e planner ogni attimo di vita. E scrivo per sorridere.

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