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Raccontarsi come ghostwriter: perché alcuni ne hanno bisogno

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Non tutti sanno esprimere le emozioni con le parole. Ci provano ma non sono soddisfatti, vorrebbero raccontarsi o mettersi in gioco con un progetto. Hanno bisogno di un ghostwriter ed è a lui che chiedono in prestito le parole.

In prestito sì perché anche se il ghostwriter vende le sue parole, in questo lavoro c’è dell’altro. C’è empatia con il cliente, scambio di vite e cura. Si nasconde un mondo che non è facile capire – e che io stessa anni fa non conoscevo bene – in cui non si pensa solo all’aspetto economico.

Diventare ghostwriter: che cosa significa veramente?

Per chi non lo sapesse, il ghostwriter scrive un testo al posto di un altro, che ne acquista diritti e riconoscimenti perché ha pagato proprio per questo. Chi accetta di scrivere un testo senza che gli sia attribuito un merito sa per contratto che quel testo, una volta ceduto al cliente, non è più suo, sotto tutti i punti di vista.

scrivere per gli altri_il ghostwriter

Dietro il ghostwriter c’è di più

Detta così sembra una cosa brutta e ammetto che anche io anni fa vedevo questo servizio come poco vicino alla mia natura. Poi ho capito e non perché mi sono piegata ai soldi o alla voglia di fatturare e mantenere la partita iva. Ho capito che dietro il ruolo del ghostwriter c’è di più. C’è un mondo di cui si parla poco.
Chi lo fa per mestiere, e parlo soprattutto dei ghostwriter di romanzi, non firmerebbe mai un libro a nome suo. Gli piace stare dietro le quinte, ha scelto di specializzarsi in questo settore.
A questo proposito, se hai voglia di approfondire l’argomento, ti lascio questa piacevole intervista che ho scovato in rete. La trovi sul magazine Terre.

Il punto che voglio sottolineare è che se accetti di scrivere per altri, e non figurare da nessuna parte con nome e cognome, non hai sporcato la tua anima. Come per ogni lavoro, spetta a te decidere come proporti e come approcciarti con il cliente, che tipo di servizio dare e con quale consapevolezza. Ho riflettuto tanto su questo aspetto, mi sono messa in discussione e sono arrivata a una conclusione.

Sono una copywriter che considera i suoi clienti preziosi compagni di vita. Li affianco, li conosco, molto spesso il legame si consolida e cresce nel tempo. Seleziono con chi collaborare, se un progetto mi piace o sposo in pieno la filosofia, decido anche di non ricevere compenso, ma lo decido io. Non ho un tariffario standard e stabilisco il prezzo in base al progetto su cui lavorare.
E lavoro come ghostwriter ai progetti che reputo nobili, che rispecchiano il mio modo di essere e lavorare.

ghostwriter e le vite degli altri

Perché ho accettato un lavoro come ghostwriter: le mie tre esperienze

Nella mia vita da copy ho accettato per tre volte di fare la ghostwriter e in nessun caso mi sono pentita. La mia prima esperienza risale a subito dopo la laurea, quasi dieci anni fa. Ho dovuto studiare tanto di un settore che mi appassionava ma conoscevo poco e ricordo quel periodo come tra i più belli della mia formazione.
Non dovevo occuparmi di testi aziendali e il progetto non era legato al web. Dovevo scrivere una tesi di laurea per una signora grande, che già lavorava e aveva un posto di lavoro con turni notturni e impegni anche la domenica.
Sono andata a casa sua e mi ha raccontato la sua storia. Il suo era un bisogno, una richiesta di aiuto. Stava investendo sul suo futuro, aveva speso tanti soldi per un master formativo che le avrebbe cambiato la vita ma lei non aveva il tempo e le competenze per scrivere un testo.
Per comporre una bella frase, senza errori e dalla lettura scorrevole, impiegava ore e doveva studiare, lavorare, partire a Roma dalla Sardegna per dare gli ultimi esami.
Ha deciso di rivolgersi a me per questo motivo e io sono stata contenta perché mi sono sentita utile. Ho pensato che le mie parole l’avrebbero aiutata.

Il lavoro è stato difficile e ho dedicato mesi al suo progetto. Oggi non lo rifarei mai a quel prezzo. Il budget l’avevo stabilito io ma ero inesperta e appena laureata, conoscevo poco questo mondo. È stata una bella esperienza a prescindere dai soldi e ricordo ancora che ho utilizzato parte del compenso per fare un regalo a mia madre.

Oltre a questa prima avventura, gli altri due esempi di lavoro come ghostwriter fanno parte del 2017. Entrambi mi hanno scelta perché avevano bisogno di una persona che li aiutasse a comunicare le loro emozioni. Entrambi mi pagano per scrivere storie personali e umane. Non hanno nulla in meno di me ma non saprebbero raccontarsi con le parole e hanno un grande bisogno di tirar fuori ciò che sentono per valorizzarsi, sentirsi migliori e più leggeri.

Per me è una cosa bella, sposare un progetto del genere mi rende felice. Ricevere i commenti dei clienti soddisfatti, sapere che loro mi sono grati perché li aiuto a parlare con parole più giuste, senza errori grammaticali, in una lingua che non conoscono perché la loro patria è un altro Stato, mi fa vivere il lavoro in maniera diversa. Ok, non salvo vite e non sono un medico ma scrivere è la mia vita e devo farlo con il sorriso. Queste tre esperienze di lavoro come ghostwriter di sorrisi me ne hanno dato tanti. E mi basta questo.

 

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Mi chiamo Eleonora Usai e sono una copywriter freelance. Vivo di parole e libri, pasticcio su moleskine e planner ogni attimo di vita. E scrivo per sorridere.

Eleonora Usai
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